Il duraturo luogo comune sul design dell’esperienza utente
tradotto dall’articolo originale di Whitney Hess
Qualche settimana fa ho improvvisamente notato un ritorno di interesse per un articolo che ho scritto per Mashable nel Gennaio 2009 intitolato i 10 principali luoghi comuni sul design dell’esperienza utente. Più tardi quell’anno l’ho trasformato in una presentazione e l’ho fatto andare per un po’ finché non mi sono resa conto che il messaggio era stato ampiamente capito così da poter passare a qualcos’altro. Quindi potete immaginare come sono rimasta sorpresa nel vedere che l’articolo e la presentazione stavano veemente volando attraverso Twitter quattro anni dopo.

La slide riassuntiva dalla mia presentazione i 10 principali luoghi comuni sul design dell’esperienza utente.
Il giorno seguente sono capitata su un articolo di Maggio 2012 di Forbes intitolato 10 lavori che non esistevano 10 anni fa. Non so bene come ho fatto a perdermelo quando è uscito per la prima volta, ma sembra che sia tornato in voga la scorsa settimana. Quando ho visto che il design dell’esperienza utente era uno dei 10 lavori che citavano, mi sono resa conto che questi due eventi non erano stati una coincidenza…soprattutto quando ho letto la descrizione del lavoro.
Design dell’esperienza utente
Cos’è il design dell’esperienza utente? Abbastanza semplicemente, esperienze create e formate attraverso la tecnologia e cil come far sì che esse succedano. Esempio tipico: l’esperienza di svegliarsi con una sveglia è molto diversa dall’eseprienza creata dal sorgere del sole e dagli uccellini cinguettanti. La preoccupazione del designer dell’esperienza utente deve essere quella di come mimare l’esperienza sole-uccellini attraverso la tecnologia (si vedano le miriadi di sveglie sul mercato che si fanno avanti promettendo di svegliarti gentilmente). Gli aspiranti designer dovrebbero avere dimestichezza con Photohsop, comprendere linguaggi di programmazione come HTML e CSS ed essere a proprio agio nel portare un’idea dallo schizzo al prototipo. Per come sta andando la richiesta del mercato, le prospettive sono positive: una ricerca recente su indeed.com ha restituito 168,219 risultati di offerte di lavoro.
Il termine “esperienza utente” è stato coniato da Don Norman nella metà degli anni ‘90, anche se ci sono voluti poi alcuni anni prima che venisse utilizzato per una qualifica lavorativa. Il libro didattico di Jesse James Garrett “The elements of User Experience” è stato pubblicato in Ottobre 2002, quindi penso che sia vero che il titolo non esisteva precisamente 10 anni prima la pubblicazione dell’articolo di Forbes. Ma è inutile dire che non è una nuova professione. Sono fermamente convinta che non sia più produttivo sottolinearne la sua novità. E’ una disciplina consolidata con centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo che portano tale titolo e che ricevono uno stipendio per questo. Non è una moda, non è un’invenzione recente, e non un punto dolente che a cui le società devono stare attente nell’investirci.
Ma purtroppo nonostante il campo della user experience sia maturato, sembra che comunque non sia meglio compreso.
Apprezzo lo sforzo dell’autore di Forbes nel distinguere il design dell’esperienza utente dal design dell’interfaccia utente, due ruoli molto diversi che sono spesso fusi dai media, dagli uffici del personale e anche dalle stesse persone che lo praticano. Ma nel descrivere gli eventi emozionali che i designer dell’esperienza utente aspirano ad elicitare, far si che la vostra sveglia mimi l’alba naturale probabilmente non è uno di questi.
Ciò che realmente metto in discussione sono le abilità che l’autore elenca come necessarie per quelli che vogliono entrare nel campo: dimestichezza con Photoshop, HTML e CSS, e l’abilità di trasformare un’idea da un abbozzo a un prototipo. Sono circa dieci anni che mi occupo di user experience e non ho dovuto aprire Photoshop neanche una volta, figuriamoci saperlo usare bene. Sì, so scrivere HTML e CSS (e anche PHP) quando c’è da armeggiare col mio blog, ma non mi è mai stato richiesto per un lavoro remunerato. E dato che la mia pratica di consulenza si è evoluta, non disegno schizzi quasi mai e probabilmente saranno cinque anni che non faccio un prototipo.
Non tutti i designer di user experience sono uguali. Conosco una marea di UX designer che vivono per disegnare, amano smanettare, conoscono tutta la suite di prodotti per il design di Adobe. Ma non è un requisito per essere dei praticanti di successo della user experience. Io ne sono la prova.
Infatti ci sono delle abilità che ogni user experience designer deve esibire, indipendentemente del settore, anzianità o specializzazione:
- Una sufficiente capacità di costruire empatia con i bisogni del cliente.
- Un’attitudine alla comunicazione con i colleghi tra le varie unità funzionali.
- L’iniziativa di indagare un problema e generare una moltitudine di soluzioni .
- Occhio per intuitività e semplicità.
- Conoscenza delle caratteristiche benefici e debolezze di una vasta varietà di linguaggi di programmazione e di piattaforme tecnologiche.
- Diplomazia.
- Pazienza.
- Umiltà.
Ma soprattutto, ciò che unisce tutti i designer della user experience è un profondo convincimento che le aziende non dovrebbero mai smettere di tendere a rendere la vita dei loro clienti migliore. Gli strumenti sono interscambiabili. Le attività sono contestuali. Ma le filosofie sono le stesse.
La buona notizia è che le persona vogliono ancora imparare di cosa si tratta. Sono ancora affascinate dal campo della user experience e vogliono capire come si applica al lavoro di ogni giorno. Abbastanza spesso, sperano di trovare il modo praticandola. Questo è un campo incredibilmente aperto. Le persone sono sempre disposte a dare una mano, offrire un consiglio, dare un feedback o presentare qualcuno. Tutto ciò che dovete fare è chiedere.
Whitney Hess è autrice di Pleasure & Pain e fondatrice e direttrice di Vicarious Partners, un’agenzia di consulenza indipendente specializzata in user experience strategica. Crede che con l’empatia si costruiscano gli imperi.
Seguila su Twitter @whitneyhess
Fonte: whitneyhess.com
Quando l’infinite scroll non funziona
tradotto dall’articolo originale di Dmitry Fadeyev
Dan Nguyen ha scritto un interessante commento al discorso di Dan McKinley sul perché l’infinite scroll non ha funzionato per Etsy. In sostanza ciò che è successo è che Etsy ha investito tempo nel sviluppare un’interfaccia con l’infinite scroll (cioè una lista di risultati che continua a caricare nuovi elementi automaticamente quando si scrolla in fondo alla lista) prima di testare la loro convinzione che più risultati di ricerca a frequenza più rapida avrebbero incrementato il coinvolgimento dell’utente. Si sono semplicemente resi conto che la nuova interfaccia semplicemente non funzionava. Anche se la quantità di acquisti è rimasta più o meno uguale, il coinvolgimento degli utenti è sceso - adesso le persone non usano più così tanto la ricerca.
Non penso che velocità e volume siano i responsabili qui. Penso che la ragione per cui non ha funzionato è che l’interazione che l’utente ha con i dati è molto più adatta ad un’interfaccia paginata piuttosto che all’infinite scroll. Nel caso di qualcosa come Etsy, l’utente sta cercando qualcosa in particolare nella lista dei risultati. Nel caso di qualcosa come Twitter, l’utente sta scorrendo e consumando il flusso di informazioni. Nell’ultimo caso, l’infinite scroll ha senso perché l’utente sta in sostanza leggendo o scorrendo verso il basso la lista di tweets finché non si stufa. Nel primo caso, l’utente non sta solamente consumando i dati linearmente, sta mappando l’informazione nella sua mente, cercando di ricordare gli oggetti che gli piacciono o che pansa valgano la pensa di essere approfonditi.
Questo significa che le persono vogliono poter tornare indietro alla lista di risultati di ricerca per rivedere gli oggetti che hanno appena visto, confrontarli con ciò che hanno scoperto d’altro in un altro punto della lista. Avere un’interfaccia paginata permette all’utente di localizzare mentalmente l’oggetto. Magari non sanno l’esatto numero di pagina, ma si ricorderanno circa dov’era e i link paginati gli permetteranno di raggiungerlo facilmente. L’infinite scroll non solo rompe questa dinamica, ma anche rende difficile lo spostamento su e giù dalla lista, specialmente quando si ritorna alla pagina in un secondo momento e vi ritrovate in cima, obbligati a scorrere giù nella lista di nuovo e aspettare che si carichino i risultati. In questo modo l’interfaccia infinite scroll è di fatto più lenta di quella paginata.
Le assunzioni iniziali di McKinley - che gli utenti vogliono più risultati di ricerca più velocemente - erano di fatto giuste, e i test individuali ne hanno dato dimostrazione (anche se con un guadagno insignificante). Un’interfaccia paginata che carica più risultati più velocemente avrebbe funzionato un po’ meglio di prima. Ciò che hanno sbagliato è stato usare un nuovo tipo di interfaccia nel contesto sbagliato, sconvolgendo così altri meccanismi di browsing su cui le persone facevano affidamento nell’usare il sito. Un infinite scroll funziona bene per qualcosa come Twitter dove si sta consumando linearmente un flusso infinito di dati senza cercare qualcosa in particolare, ma per i risultati di ricerca dove le persone stanno cercando un oggetto specifico e dove la collocazione di tutti gli oggetti visti dall’utente è importante, l’interfaccia paginata trionfa.
Fonte: usabilitypost.com
La Psicologia del Web Design
tradotto dall’articolo originale di Cameron Chapman
I designer spesso non si prendono il tempo necessario per studiare come i principi di base della psicologia possano condizionare l’esperienza che i visitatori hanno sui siti che costruiscono.
I principi della psicologia o vengono visti come inutili o troppo complicati. Ma la verità è che non sono nè l’uno nè l’altro.
Non sono tanti i concetti associati alla psicologia del design di base, e la maggior parte sono diretti e facili da imparare.
Sono anche facili da adottare, anche se alcuni richiedono un po’ più di cura e programmazione di altri.
Continuate a leggere per saperne di più e per favore lasciate feedback e commenti alla fine di questo post.
L’obiettivo del design basato sulla psicologia.
Tenere in considerazione la psicologia nel processo di design può avere alcuni effetti positivi sul risultato finale. Se vi prendete il tempo per pensare a ciò che i vostri visitatori vogliono e come vogliono ottenerlo, allora siete già sulla strada giusta per creare un sito che sfrutterà i driver psicologici degli utenti finali.
Considerando la psicologia del visitatore, probabilmente avrete dei visitatori più felici che metteranno in atto più facilmente le azioni che volete che facciano, sia che queste siano mettersi in contatto con voi, sia comprare un prodotto o consigliarlo agli amici.
Questa è la ragione principale per tenere in considerazione la psicologia nei vostri design. Vorrete rendere più probabile che i vostri visitatori facciano ciò che voi volete.

Costruire la fiducia
Perché i vostri visitatori facciano ciò che voi volete, devono fidarsi di voi.
La fiducia non si ottiene facilmente, specialmente in quest’epoca di scam, schemi e sgradevoli personaggi praticamente ovunque noi guardiamo online.
Chi sa un pochino come funziona internet realmente è sospettoso di chiunque gli chieda dati personali, a prescindere da quanto questo sia necessario o altamente raccomandato dal sito.
Come designer, spesso sorvoliamo su questo aspetto dato che siamo così abituati a portare avanti gli affari su internet. Ma per i nostri clienti , e per i loro clienti, Internet può ancora essere un grande e spaventoso buco nero dove vanno a finire le loro informazioni.
Con questo ben presente, potete usare la psicologia del design per far sembrare il vostro sito più affidabile al visitatore medio. Creare un sito che metta a proprio agio i visitatori significa che essi saranno più propensi a registrarsi, comprare un prodotto o comunque a fare affari con voi. Questo può essere fatto con una combinazione tra design e il linguaggio usato sul sito.
Familiarità e patter riconoscibili
Quando qualcuno atterra su una pagina di un sito, ci sono alcune cose che egli si aspetta di vedere gin da subito, più o meno a prescindere dal tipo di sito su cui si trovano.
Se non vedono queste cose, spesso si sentono come se fossero finiti in qualche strano territorio sperduto che non ha senso per loro (e perciò, non è affidabile). Le due cose principale che le persone si aspettano sono l’obiettivo del sito (che può essere qualsiasi dal fornire informazioni su un certo argomento a vendere un prodotto a essere bello) e una qualche forma di navigazione.
Mentre le etichette possono aiutare a capirne lo scopo, il design può essere complementare e rinforzare il messaggio. Diciamo, per esempio, che state disegnando un blog sull’ambiente. Se il vostro design è scuro e cupo e ha il profilo di una città al tramonto nell’intestazione, non ci darà neanche il minimo suggerimento riguardo allo scopo del sito.
Invece, se è un sito pulito e moderno con molto verde e un accento naturale allora questo rinforzerà il fatto che è un blog sull’ambiente.
Al di là degli elementi che chiunque si aspetta di trovare su un sito, ci sono cose in più che le persone possono aspettarsi da un certo tipo di siti o tra certe attività. Le persone si aspettano gli articoli del blog nella pagina principale di un blog. Essi si aspettano i prodotti sulla pagina principale di un e-commerce. Si aspettano una buca di ricerca su qualunque sito che sia più profondo di alcune pagine. E nella maggior parte dei casi, si aspettano qualche cosa tipo un “chi siamo” e una pagina di contatto.
Coerenza del Brand
Oltre agli elementi generali che i visitatori si aspettano di trovare su un sito, ci sono spesso cose che i visitatori possono associare alla vostra società nello specifico. Mentre questo può non essere una preoccupazione per una società da poco avviata o molto piccola, è un aspetto da considerare per molti altri.
Pensate ai colori che usate nel vostro materiale promozionale offline. Quei colori dovrebbero essere inclusi nel vostro sito in qualche modo, anche se solo nell’immagine dell’intestazione o come colori distintivi.
Lo stesso vale per il logo. Se usare un logo nel vostro materiale di marketing stampato, dovete includerlo anche nel vostro sito. Queste sono cose veramente basiche, ma è sorprendente vedere quante attività sottovalutano il fatto di mantenere una coerenza tra i loro impegni di marketing offline e online.
Trigger psicologici
I trigger psicologici ed emozionali sono uno strumento utile per influenzare i visitatori a fare le azioni che voi volete. I trigger includono cose come il senso di colpa e la pausa, ma anche un senso di appartenenza e di attrazione per i valori delle persone.
Incorporare trigger emozionali nel vostro design è più comunemente fatto attraverso il linguaggio sul sito stesso, con gli elementi grafici a supporto di quei trigger. Usate immagini e grafica che rinforzino i trigger usati.
Immagini a rinforzo dei concetti
Le immagini usate sul vostro sito possono essere sia di aiuto sia confondere i visitatori. Un’immagini ben scelta può mettere i visitatori a proprio agio, rendendo il vostro scopo chiaro. Una scelta male può lasciarli a grattarsi la testa e sentirsi come se stessero ricadendo nel buco nero.
Questa foto di un ippopotamo a Disney World non ha assolutamente niente a che fare con questo sito e serve solo per confondere le cose.
Le immagini astratte a volte possono andar bene, ma fate attenzione ad usarle se il loro significato è vitale. Alle volte un’immagine astratta può avere diversi significati per persone differenti, o il significato può essere perso del tutto.
Psicologia del colore
La psicologia del colore è uno degli argomenti più complessi nella psicologia del design, e non è qualcosa che tratteremo nel dettaglio qui. Ma i colori che usate hanno un forte impatto sul modo in cui i visitatori percepiranno il vostro sito. Assicuratevi che i colori che avete scelto rinforzino il vostro messaggio e l’immagine che volete dipingere.
Sotto che c’è una lista basica dei colori e dei loro significati. Certo è che anche la combinazione dei colori che usate insieme a l’esatta ombra, tono o saturazione avrà il suo significato.
- Rosso: fiero e appassionato, può rappresentare sia amore sia rabbia.
- Arancione: ha in comune caratteristiche sia con il rosso sia con il giallo. E’ associato all’energia e al calore. E’ più calmo del rosso e più gioioso.
- Giallo: colore caldo e felice. Può rappresentare sia gioia sia codardia.
- Verde: significa natura, crescita e rinnovo. Sulla stessa linea, il verde può anche rappresentare l’inesperienza. Al contrario, il verde è talvolta associato all’invidia o alla gelosia.
- Blu: calmante e freddo, troppo può essere deprimente. Spesso associato ad immagini aziendali.
- Viola: da tempo associato alla regalità e alla ricchezza. E’ anche un colore spirituale, ed è creduto essere creativo.
- Nero: un po’ camaleontico, può essere conservativo o nervoso, tradizionale o moderno. Può essere misterioso e sexy o convenzionale e sicuro a seconda di come viene usato.
- Bianco: associato alla purezza e all’innocenza. Va bene con qualsiasi altro colore.
- Grigio: neutrale e bilanciato. Il grigio è conservativo e sofisticato, ma può anche esser visto come lunatico.
- Marrone: un colore salutare e coi piedi per terra che denota stabilità e affidabilità.
Pattern di lettura
Le persone tendono a leggere un sito secondo un percorso a “Z”, partendo dall’angolo in alto a sinistra e finendo nell’angolo in basso a destra dello schermo.
In quanto designer, dovreste tendere a mettere il contenuto più importante in quest’area di lettura. Questo è il motivo per cui molti siti hanno il logo nell’angolo in alto a sinistra dell’intestazione.
Includere informazioni non essenziali in questa zona di lettura significa che i vostri visitatori potrebbero lasciare il sito prima di aver trovato ciò che stavano cercando, dato che potrebbero pensare che non sia presente sul sito.
Il centro di ogni pagina
Ogni pagina sul vostro sito dovrebbe avere un punto centrale. Dovrebbe esserci un obiettivo per ogni pagina, sia che l’obiettivo sia mostrare un prodotto, raccontare della vostra società, o fornire notizie aggiornate.
Il vostro design deve porre l’attenzione sull’elemento focale di ogni pagina. Il focus di ogni pagina del sito dovrebbe essere immediatamente evidente, così che i visitatori sappiano ciò che stanno facendo lì. Questo si può ottenere attraverso indizi nella navigazione o attraverso l’header, oltre al contenuto della pagina.
Uno dei segni più evidenti di un sito amatoriale è cercare di mettere troppe informazioni su ogni pagina. Non abbiate paura dello spazio bianco sulle pagine, e non abbiate paura di avere un obiettivo ben definito per ognuna delle pagine del vostro sito.
Spazio di respiro (ovvero l’aria)
Questo ci porta al concetto dello spazio bianco e di respiro. Se un visitatore arriva su una pagina affollata riempita di tutto il possibile immaginabile, egli si sentirà sopraffatto e claustrofobico.
E’ probabile che la pagina sembri disordinata e caotica. Questo lascia ai visitatori la sensazione di non sapere da dove cominciare, il che significa che potrebbero saltare completamente il vostro sito e passare ad uno dove hanno lo spazio per respirare.
Permettete allo spazio negativo sul vostro sito di dirigere i vostri visitatori alle aree su cui volete che si concentrino. Con la combinazione di spazio vuoto e elementi stilizzati e proporzionati in maniera adeguata, potete incoraggiare i vostri visitatori a guardare a determinate cose e a compiere l’azione desiderata.
I passi per includere la psicologia del design
Adesso che avete familiarità con ciò che è la psicologia del design e con ciò che questa significa per il web-design, vi starete chiedendo come esattamente dovreste fare per includerla nel vostro processo di design. Qui ci sono alcune tecniche che potete usare:
Capite chi sono i vostri visitatori
Sapere chi sono i vostri visitatori è un primo passo molto importante nel disegnare un sito che sia adatto a loro. Se i vostri visitatori sono veterani di internet ed esperti di tecnologia avranno priorità diverse rispetto a qualcuno che va online solo per guardare le foto dei nipotini. Scoprite qual è il target di utenti e poi quali trigger emozionali funzionano per loro.
Parlate con i vostri utenti
Se non siete sicuri di ciò che i vostri utenti o visitatori vogliano, provate a parlare con alcuni di loro. Trovate i clienti attuali o tipici e vedete se hanno voglia di rispondere a qualche domanda sul vostro sito. Poi create delle domande sensate basate sugli obiettivi specifici del vostro sito. Più importante ancora, agite sulla base dei consigli che vi danno. Troppo spesso, le società fanno le interviste o i sondaggi ma non fanno mai cambiamenti basandosi su ciò che viene loro detto.
Create una sitemap per il sito
Dovete creare una mappa per ogni pagina del vostro sito così che siate sicuri che ogni pagina abbia un solo centro. Fate una lista di tutto ciò che è necessario sul vostro sito, prima, e poi mappate su quali pagine va ogni elemento (in teoria, dovrebbe essere una pagina per elemento a meno che le cose siano molto molto correlate).
Mettete insieme gli elementi del vostro brand
Fate una lista o create un documento degli elementi comunemente usati per rappresentare il vostro brand. Molto probabilmente, questa lista includerà il logo, uno schema colore e probabilmente un particolare carattere. Poi capite dove incorporare questi elementi nel design del vostro sito.
Fate A/B test
Anche se lo fate su basi limitate, è importante capire quali elementi del sito funzionano meglio. Se non siete sicuri di ciò che i vostri visitatori vedrebbero più volentieri su una certa pagina, provate con due versione per vedere quale delle due ottiene risultati migliori.
La psicologia del design è qualcosa che ogni designer dovrebbe voler saperne di più e volerla includere nel proprio processo di lavoro. Può essere il fattore più importante nel determinare l’efficacia del vostro design, e della soddisfazione del cliente di conseguenza. Non porta via tanto tempo e non è particolarmente difficile, quindi non ci sono scuse per prendere almeno alcuni di questi principi e metterli in pratica.
Altre risorse
- Color meanings - About.com ha una guida approfondita al significato dei colori e al simbolismo
- 10 common and effective emotional triggers - una panoramica sintetica dei trigger più comuni
- Design Psychology - un articolo di Andy Rutledge che dà una fantastica panoramica della psicologia del design
- The Psychology of Web Design - una panoramica di base del perché la psicologia del design è importante.
- Psychology of Design - un articolo approfondito di Website Magazine
Scritto in esclusiva per WDD da Cameron Chapman
E voi tenete in considerazione i principi quando fate un lavoro di design? Quali sono i più usati nel vostro lavoro e perché?
Fonte: webdesignerdepot.com
Wanderlust - Missing The East
#Twittersci - The science of Twitter 2013 di Dan Zarrella
Mercoledì scorso ho seguito un web-in-air intitolato “the Science of Twitter” tenuto da Dan Zarrella, gratuito e online :) su come aumentare i retweet e i follower.
Dan parlava molto velocemente (anche per sua ammissione) e nonostante le slide stargli dietro è stato impegnativo. Grazie alla ottima organizzazione di HubSpot il giorno seguente hanno mandato a tutti i partecipanti la registrazione e le slide così scrivere questo post di riepilogo è più semplice.
Dan si definisce uno scienziato dei social e ha scritto tre libri su twitter e il quarto è in cantiere. Se volete saperne di più su di lui seguite il suo profilo su twitter. Il webinair invece è possibile ripercorrerlo anche a distanza di tempo grazie all’hashtag usato dai partecipanti #twittersci. Qui invece potete trovare le slide. E ancora per chi vuole cimentarsi con l’inglese veloce di Dan può trovare qui la registrazione completa.
Altrimenti potete continuare a leggere qui ;)
Innanzitutto i contenuti del webinair sono stati, in breve:
- Cosa rende il contenuto su Twitter coinvolgente.
- Come ottenere più followers, retweet e clicks.
- Cosa non twittare.
- L’importanza dell’orario e della frequenza dei twee.
- Miti da sfatare sul Marketing di Twitter.
Dan inizia però dicendo che la cosa più interessante del webinair non è il fatto che sia lui a tenerlo, ma che ci siano centinaia di persone connesse che twitteranno dello stesso argomento usanto l’hashtag dedicato creando così una grande community di cui chiunque può far parte e seguire il webinair. La cosa ancora più interessante è che, partecipando, probabilmente molti guadagneranno nuovi follower proprio perché entreranno in contatto con altre persone che condividono gli stessi interessi (io quella sera ne ho guadagnati 10). Grazie all’hashtag inoltre è stato possibile interagire con Dan e fargli delle domande dato che lo stream dell’hashtag era visibile accanto al video del webinair quindi costantemente sotto gli occhi di Dan.
Il primo punto sollevato riguarda la scientificità del social media marketing, Dan dice di aver sentito suggerimenti del genere degli “unicorni e arcobaleni” come dicono gli inglesi, cioè spiegazioni un po’ vaghe e poco consistenti del perché gli utenti interagiscano in una certa maniera con i social media. (Consigli come “siate super-carini, o abbiate una personalità ecc..” non sono cose non vere, ma non sono la reale motivazione che sta dietro il successo nei social media). Dan si definisce lo scienziata dei social media proprio perché vuole andare a vedere cosa c’è dietro, quali sono i reali motivi.
Questo è il motivo per cui nel webinair verranno portati dati reali del comportamento degli utenti su Twitter e non teorie fantasiose. Anche perché il trend dell’ultimo anno è quello di fornire alle aziende molti dati riguardo al comportamento degli utenti sulle piattaforme social. Ma cosa farsene di tutti questi dati? Dovrebbero servire a migliorare il business, in teoria. Dico in teoria perché poi si sopre che non tutti sanno utilizzare correttamente la grande quantità di dati che sono oggi in nostro possesso sugli utenti e i loro comportamenti.
Dan, è interessato a questi dati per migliorare le vendite, per lavorare meglio e con migliori risultati, e tutti gli addetti marketing dovrebbero essere interessati alla stessa cosa: a presentare dati reali e utili, che diventino strumenti per fare meglio il nostro lavoro.
Partiamo coi dati quindi. Dan mostra che esiste una correlazione positiva tra il numero di tweet e il numero di link in entrata, quindi una buona SEO.
E così abbiamo il primo “takeaway” (letteralmente, “da portar via, da asporto” qui significa qualcosa da ricordarsi di questo webinair, un consiglio utile da tenere con sè):
Twitter è la chiave per tutte le forme di comunicazione e marketing online.
Dan ci dice poi che tanti account twitter ad oggi non hanno la foto del profilo, non hanno una bio, e non hanno un link alla propria homepage e proprio questi account hanno un numero significativamente inferiore di follower rispetto a quelli che invece hanno un’immagine di profilo, una bio e il link al proprio sito.
E’ come essere ad una festa e tra gli invitati vedere una persona con un sacchetto della spesa in testa, non è che non parlerete con questa persona ma sicuramente sarete meno propensi a mettervi in relazione con qualcuno di cui non vedete la faccia. Quindi il takeaway è:
Trovate il tempo di completare il vostro profilo
E completatelo spiegando chi siete e perché qualcuno dovrebbe seguire proprio voi. E fate attenzione alle parole che utilizzate per descrivervi perché anche queste influenzano il numero di followers: chi ha nella bio parole come “ufficiale”, “fondatore”, “rappresentante”, “esperto”, “guru”, “autore” ha più follower della media. Immaginate sempre di essere a quella festa, se individuate l’autore di quel libro che vi piace tanto sarete ben contenti di stare a sentire quello che ha da dire. Quindi:
Dite alle persone perché dovrebbero seguirvi.
Nel grafico successivo Dan sfata il mito che partecipare alle conversazioni su twitter porti followers, i dati mostrano che gli account con più di 1000 follower partecipano meno nelle conversazioni di quelli che hanno meno di 1000 followers. Quindi a meno che voi non siate famosi:
Non fate affidamento sulle conversazioni per aumentare la vostra portata.
Ovviamente se la vostra attività su twitter consiste in un customer service sì, rispondete e partecipate alle conversazioni.
Cosa è importante allora per essere seguiti su Twitter? Il contenuto, twittare del contenuto interessante e link ad esso. La maggior parte dei tweet degli account più seguiti contengono un link a del contenuto di valore. Quindi:
Condividete link interessanti per aumentare la vostra portata.
Twitter è un mezzo “broadcast” (di trasmissione), al centro c’è il contenuto e le persone scelgono di seguirvi perché considerano il vostro contenuto interessante altrimenti non lo fanno. Twitter è un mezzo a due vie, voi proponete del contenuto, ma l’utente può scegliere se seguirlo o meno. Da qui l’importanza di condividere link interessanti.
La prossima analisi riguarda il numero medio di tweet al giorno posto in relazione con il numero di follower e si trova un picco di follower per quegli account che condividono in media 22 tweet al giorno.
22 tweet al giorno è una buona media, ma attenzione Dan non sta dando un numero magico per ottenere più follower, l’insegnamento che bisogna trarre qui è che:
E’ difficile twittare “troppo”.
A meno che non twittiate tutto insieme in un lasso di tempo brevissimo, il che potrebbe veramente infastidire i vostri follower, è difficile riuscire a twittare troppo. Quello che conta comunque è sempre twittare contenuto interessante.
Non parlate di voi in continuazione, più i tweet sono auto-referenziali minore è il numero di followers. Tornando sempre alla nostra festa, immaginate che nel gruppo ci sia una persona che parla sempre di se stessa, presto vi stuferete di starla ad ascoltare. La stessa cosa succede si Twitter.
Infatti, il contenuto che viene ritwittato contiene meno parole auto-referenziali. In pratica, tweet che parlano di voi stessi vengono statisticamente ritwittati di meno. Quindi:
Smettete di parlare di voi.
Alle persone semplicemente non importa cosa state mangiando o in che città siete, se usate twitter per rimanere in contatto con gli amici fate pure, altrimenti smettete di parlare sempre di voi.
La stessa correlazione si ha con le parole negative, maggiori sono meno sono i followers. Pensateci, le persone si collegano ai social non per sentire lamentele di quanto faccia schifo il mondo o vadano male le cose, ma per trovare contenuto interessante, per sentire gli amici, per svagarsi un po’. Quindi:
Non fate la parte di Debbie Downer.

(Debbie Downer era un personaggio di saturday night live e il suo nome è un modo di dire in slang per definire una persona che porta sempre cattive notizie, noi lo tradurremmo con “uccello del malaugurio”).
Tornando al party immaginate di raccontare di aver vinto alla lotteria mentre c’è questo tizio che racconta che gli è morto il cane. Vi dispiacerà per lui all’inizio, finché non vi renderete conto che questa persona non fa altro che raccontare cose negative. Allora non lo vorrete più ascoltare.
La prossima analisi è stata fatta su account di persone famose o con molti followers come l’Huffington post per esempio e è stato misurato il CTR (qui equivale al numero di click su quel link diviso il numero di followers) in relazione al numero di link twittati per ora. Il CTR scende se nella stessa ora viene twittato più di un link, e continua a scendere al crescere del numero di tweet per ora.
(Qui Dan ci insegna anche un trucchetto per vedere le statistiche di un link accorciato con bitly: prendete uno di quei link copiatelo nella barra del browser e aggiungete un “+” alla fine dell’url e otterrete una pagina con le statistiche per quel link.)
Il fenomeno descritto Dan lo chiama Link Fatigue, “fatica da link”, per esempio quando tramite TweetDeck (programma per monitorare twitter e facebook insieme in un’unica piattaforma) per uno stesso account vede un link rimanere nello stream per un po’ di tempo ci sono più probabilità che ci clicchi su dopo un po’ piuttosto che se ne vede un centinaio passar via in fretta. Quindi:
Per ottenere più click, twittate più lentamente.
Quindi la ricetta è: twittate e lasciate riposare. Soprattutto se state condividendo il vostro contenuto, link al vostro blog. Altrimenti se twittate contenuto di altri questo è meno importante.
Un’altra cosa osservata dai dati è che all’aumentare della lunghezza del tweet aumenta anche il CTR fino ad un massimo di 130-135 caratteri. Più pixel usate più attirate l’attenzione, anche creando spazio bianco. Quindi:
Fate degli esperimenti con tweet più lunghi.
Non prendete questo come una cosa certa perché il vostro pubblico potrebbe essere diverso da quello analizzato, che è solo un campione, ma vale la pena fare delle prove.
Anche la posizione del link all’interno del tweet è correlata al CTR. I link che sono posizionati tra l’inizio e la metà del tweet hanno un maggiore CRT. Ciò che comunemente si fa è twittare il titolo del post e poi il link ad esso così che il link finisce piuttosto alla fine. Ma i dati ci mostrano che vengono cliccati di più i link che si trovano nel primo 25% del tweet, quindi:
Cercate di posizionare il link nel primo 25% del tweet.
E anche qui fate delle prove, il concetto è quello di cercare di attirare maggiormente l’attenzione.
Tweet che contengono parole più “attive” come verbi e avverbi invece che nomi e aggettivi vengono ritwittati di più. Una specie di call-to-action insomma, parlare di azioni, chiedere agli utenti di fare qualcosa di fatto porta azione, e nello specifico retweet. Se volete che una persona faccia qualcosa…chiedeteglielo! Questa è una di quelle verità che nel marketing è risaputa, ma sembrava ce ne fossimo dimenticati e siamo rimasti sorpresi che funzionasse anche su Twitter. Quindi:
Parole che descrivono azioni ottengono più click
Veniamo agli hashtag: non fanno molta differenza nel CTR. C’è una controversia aperta sugli hashtag. Quando questi vengono inseriti nei tweet perché si pensa che le persone vadano a cercare quella specifica parola, Dan giustamente si chiede perché uno dovrebbe cercare “#parola” e non “parola” e basta così da ottenere tutti i risultati, quelli con e quelli senza #. Infatti secondo Dan, gli hashtag vanno molto bene per gli eventi, proprio come nel caso di questo webinair.
Gli hashtag non fanno male ma probabilmente non aiutano neanche tanto.
Ciò che invece fa la differenza è l’orario. Anche qui non prendete questi dati come immutabili ma sperimentate con il vostro pubblico quali orari funzionano meglio. L’idea è che i tweet funzionino meglio verso sera, quando c’è meno gente che “parla” e quando quindi la nostra voce può essere sentita meglio. Lo stesso avviene con i giorni della settimana. I tweet sono più efficaci durante il weekend, quando la gente ha il tempo per leggere. Il maggior numero di retweet invece avviene intorno alle 16.30, quando Twitter diventa un po’ più tranquillo. Quindi:
Twittate più tardi, per ottenere più click.
Continuando sul discorso dei retweet, la top 20 delle parole più retwittate è:
- you
- please
- retweet
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- blog
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Non c’è un rapporto causale tra queste parole e i retweet ma una correlazione quindi bisogna pensare al perché proprio queste parole sono le più ritwittate. Prendete la prima per esempio: Tu. Se è presente questa parola vuol dire che vi state rivolgendo al vostro pubblico direttamente. E magari gli state offrendo qualcosa di gratuito o un nuovo blog post. Non sono parole magiche ma idee. Usatele come idee, come posso parlare di più al mio pubblico in maniera diretta per esempio.
Tra le parole meno retwittate ci sono parole che annoiano come “partita”, “andando” e “haha”. Qundi:
Non siate noiosi.
La maggior parte dei tweet ritwittati contengono un link. Quando volete più retweet condividete un link percé ciò che conta è il contenuto. Quello che però è ancora più interessante è che quasi il 15% dei link ritwittati non sono stati cliccati. Le persone ritwittano ma non leggono quello che condividono. Quindi:
Il titolo è importante tanto quanto il corpo del testo.
Please Retweet ha 4 volte più probabilità di essere ritwittato di please RT. Quindi non abbreviate. E ritorna il concetto delle social call-to-action che funzionano molto bene. Le persone fanno se gli viene chiesto con gentilezza, e chiedere è più efficace anche dell’ipnosi ;)
Altri dati mostrano come i tweet che vengono maggiormente ritwittati contengono parole meno comuni, più rare, quindi:
Twittate cose nuove o ditele in modo nuovo.
Se twittate quello che twittano tutti gli altri perché dovrei ritwittare proprio voi o perché dovrei seguirvi. Pensate a quello che è il vostro valore unico che avete da condividere e sfruttatelo al meglio.
Grazie a Dan Zarrella per questo contributo interessante.
Fonte: offers.hubspot.com
Guardarli lottare
tradotto dall’articolo originale di Dimitry Fadeyev
Probabilmente avete visto qualcuno non esperto di tecnologia cercare di effettuare delle operazioni su un’interfaccia nuova, probabilmente con scarso successo. Forse quell’interfaccia era la vostra. Avete speso un numero incalcolabile di ore a semplificare, a rifinire il copy e a rendere tutto perfettamente chiaro, e ancora, guardate con confusione l’utente davanti a voi che lotta e inciampa sullo schermo, facendo tutto il possibile per andare in cerchio attorno agli elementi dell’interfaccia di cui di fatto ha bisogno, e che a voi sembrano così ovvi.
Mentre leggevo il nuovo libro di Robert Greene, Mastery, sono rimasto colpito da un’illuminazione. Nel libro, Greene esplora il processo del raggiungere la padronanza di una particolare abilità o professione, che, riassunta in breve, comprende praticarla per così tanto tempo che tutto ciò che è compreso viene interiorizzato e collegato nel cervello, che quindi permette di utilizzare questa esperienza in maniera intuitiva, invece che conscia. Colui che ha la padronanza del compito sente ciò che è giusto ancora prima di avere le parole per esprimerlo.
Questo è proprio quello che succede a qualcuno che definiamo pratico del computer. Avendo usato un computer per un periodo di tempo veramente molto lungo, tutti i processi necessari per utilizzarlo sono stati interiorizzati, sono stati imparati e trasferiti al subconscio. Presentando una nuovo dispositivo o una nuova interfaccia utente, questa esperienza è intuitivamente collegata, cosa che permette a tale persona di capire il senso della nuova interfaccia quasi istantaneamente, senza pensieri consci.
Usare un computer o navigare sul web non è considerata un’abilità tanto quanto lo sono suonare il piano o dipingere. Questo la inserisce in un contesto differente da tutti gli altri skill professionali e la fa sembrare non così importanti a coloro che lo fanno regolarmente. Stiamo parlando del mero uso del software, non del farlo funzionare. Software eccessivamente tecnici ricadrebbero nella categoria delle abilità, ma non le applicazioni o siti di uso comune. La nostra familiarità con innumerevoli varietà di software e hardware ci rende ciechi a quanto conosciamo e siamo abituati. Dato che abbiamo interiorizzato tutti i piccoli dettagli e sappiamo tutto in maniera intuitiva, non ci pensiamo. Infatti, non possiamo pensarci perché é proprio come allacciarsi le scarpe, non pensiamo consciamente ad ogni singolo passaggio del processo, lo facciamo intuitivamente.
Certo, il fatto che un utente tecnicamente pratico sappia capire un’interfaccia utente più velocemente non è una rivelazione, ciò che mi interessa è quanto stiamo sottostimando gli effetti di essere familiare con una varietà di interfacce utente. Diamo per scontato che abbiamo passato anni a interiorizzare innumerevoli interfacce, imparandone ogni sfumatura, pattern e variazione, al punto che tutta questa esperienza ci arriva insieme come un’unità coerente e la usiamo intuitivamente, senza pensiero cosciente. Lo diamo per scontato perché non registriamo consciamente di sapere tutto questo. Le nuove interfacce ci appaiono semplici e basta, anche auto-esplicative.
Tutta la miriade di piccoli dettagli sono là nel nostro subconscio: tutta l’infinita varietà di bottoni, schede, link, finestre, pannelli e altro, tutto collegato insieme e pronto per essere richiamato nel momento in cui abbiamo bisogno di quell’esperienza. Abbiamo una sensazione per tutto questo. Non sappiamo quanta ce n’è perché al contrario dell’imparare ad allacciarsi le scarpe, non abbiamo mai acquisito questa esperienza attraverso un processo formale - cioè notando consciamente che ora stai per imparare qualcosa - l’abbiamo appreso con l’utilizzo quotidiano.
Questo è ciò che rende l’esperienza di guardare qualcuno che non sia tecnicamente pratico così strana e sconcertante. La verità è che l’interfaccia che sembra così semplice è così semplice solo per noi, noi che abbiamo innumerevoli ore di esperienza nell’utilizzo di cose simili. Il nostro vantaggio è cambiato così gradualmente che non abbiamo notato mai neanche un movimento, e si è mosso così lontano che neanche ci ricordiamo più da dove siamo partiti. Infatti, anche riconoscendolo consciamente questo fatto non ci rivela l’estensione della differenza. Riconoscere che stiamo probabilmente sottostimando enormemente la nostra esperienza fa sì che guardare qualcuno lottare con una “semplice” interfaccia abbia molto più senso e sia molto meno straziante.
Fonte: usabilitypost.com
Basta che non sia fastidiosa
Tradotto dall’articolo originale di Dmitry Fadeyev
Trovo che ogni volta che sto disegnando un’interfaccia utente, l’unica regola certa da seguire sia semplicemente questa: basta non farla fastidiosa. Potrà sembrare banale, ma spesso ci sono casi dove seguire ciecamente le migliori pratiche e le teorie di design lentamente vi porterà sulla strada sbagliata, così che finirete a disegnare qualcosa per il gusto del bel design - qualsiasi cosa questo sia - piuttosto che per il reale uso.
Per esempio, pensate a come sono organizzate le cose sulla vostra scrivania. Ripulire, organizzare le cose e metterle via può sembrare una buona idea se volete ottenere un ambiente lavorativo produttivo, ma questo non funziona sempre. Alcune volte una scrivania disordinata è esattamente quello che volete perché tutto ciò di cui avete bisogno è immediatamente pronto all’uso. Una scrivania disordinata potrà sembrare incasinata, ma se il suo utilizzatore conosce gli oggetti che ci sono e dove cercare ciò di cui ha bisogno, allora il mucchio di cose è di fatto una configurazione che funziona per loro. Più sei coinvolto nel tuo lavoro, più cose hai bisogno attorno a te per sostenerlo.
Per fare un esempio estremo, guardate il terminale di Bloomberg un sistema di computer che dà un accesso finanziario professionale in tempo reale ai dati del mercato. A prima vista, sembra un terribile casino. Ma questo caos di informazioni è molto simile ad una scrivania disorganizzata che rende ogni oggetto disponibile per l’utente immediatamente, così che quando questo sa cosa vuole e dove trovarlo, può ottenerlo senza alcuna frizione con l’interfaccia utente. E’ una cosa brutta fatta per la velocità e l’utilità piuttosto che per la bellezza.
L’azienda di consulenza di design IDEO ha proposto il redesign dell’interfaccia nel 2007, ma è stata rifiutata. Quando l’utente è abituato ad un’interfaccia utente come questa, non la vorrà cambiare. Semplicemente non c’è nulla da guadagnarci. Certo la curva di apprendimento può essere migliorata, ma agli utenti attuali non interessa, e un redesign avrebbe solo l’effetto di introdurre più lavoro per loro. Sono sicuro che il Terminale Bloomberg può essere fatto meglio, ma la soluzione attuale, nonostante sia lontana dall’esser bella, di fatto funziona. I traders vogliono solo le informazioni, con la minor interferenza dell’interfaccia possibile, e questo è esattamente ciò che un’interfaccia del genere gli sta dando.
Una buona interfaccia funziona per gli utenti togliendosi di mezzo, non invitandoli a una maggiore interazione. Miglioramenti come l’organizzazione e il metter via elementi dell’interfaccia nei rispettivi gruppi e menu importa solo quando di fatto facilita qualcosa di utile, per esempio migliora la curva di apprendimento o fa rende una quantità di informazioni più gestibile. L’organizzazione per il gusto dell’organizzazione non assicura una buona interfaccia, così come qualunque altro principio di design applicato ciecamente per nessun’altra ragione oltre che essere considerato la pratica migliore. Se siete in dubbio, semplicemente usate la vostra interfaccia, e quando sperimentate interferenze con l’interfaccia, quando l’interfaccia diventa fastidiosa mettendosi in mezzo a ciò che volete raggiungere: sbarazzatevene sostituendola con ciò di cui avete bisogno.
Fonte: usabilitypost.com
Usabilità, SEO e la professione dell’internet marketing ai giorni nostri
tradotto dall’articolo originale di Justin Mifsud

Questo non è un articolo sull’internet marketing. Non è neanche un articolo che parla dell’uso dei social media per l’internet marketing. E’ già stato detto molto a riguardo. Questa è invece la mia visione personale su come la professione dell’internet marketing abbia creato una richiesta per certe abilità che prima non erano associate con il lavoro.
La professione dell’internet marketing & i motori di ricerca

Osservando l’aggiornamento più recente dell’algoritmo di Google, soprannominato Penguin si scopre come la naturale evoluzione dei motori di ricerca, in questo caso Google, includa cambiamenti che alla fine migliorano la user experience. Questa tendenza è una continuazione dei cambiamenti introdotti un po’ di tempo fa nel febbraio 2011 con l’aggiornamento Panda - il cui obiettivo principale era di penalizzare i siti che avevano una cattiva user experience.
E’ quindi chiaro che Google, e i principali motori di ricerca riconoscono l’importanza di promuovere pagine web di alta qualità che è probabile contengano contenuto che gli utenti stanno cercando. Questo ha senso da molti punti di vista.
Dalla prospettiva del modello di business, questo ha perfettamente senso: buoni risultati di ricerca = utente soddisfatto = aumento della popolarità del motore di ricerca. Dato che la principale fonte di guadagno dei motori di ricerca sono le pubblicità e dato che la probabilità che un annuncio venga cliccato è più o meno proporzionale al traffico, risultati di alta qualità nelle pagine dei risultati di ricerca (SERP) è indispensabile. E’ quindi chiaro che un po’ di conoscenza di SEO (e con “un po’” intendo più possibile) è necessaria. Non voglio dire che il professionista di internet marketing debba eccellere in SEO. Alcuni avranno da dire che dopo tutto è un compito dell’IT. Qui, miei cari lettori è dove si insinuano i problemi. Stiamo parlando di un professionista di internet marketing.
I clienti del professionista di internet marketing
Ciò a cui molti non danno la dovuta attenzione è che il professionista di internet marketing dei giorni nostri ha due tipi di clienti - il cliente umano e il motore di ricerca. E’ vero che con i più recenti cambiamenti negli algoritmi dei principali motori di ricerca c’è una sovrapposizione in ciò che può essere definita come buona usabilità e pratiche dei motori di ricerca.
Per esempio avere un titolo di pagina descrittivo che contenga le parole chiave dal contenuto di quella specifica pagina aiuterà il sito a posizionarsi nella SERP per quelle parole chiave. Allo stesso tempo, questo titolo ottimizzato per il SEO è utile per gli utenti perché quando scorrerà i risultati della SERP, sarà più probabile che facciano una scelta informata su quale link cliccare. Anche dal punto di vista dell’usabilità, se un utente mette il sito tra i preferiti, il nome di default assegnato da ogni browser sarà il titolo della pagina. Questo ovviamente renderà più facile per l’utente individuare un sito dalla lista dei preferiti, specialmente se si è salvata più di una pagina dello stesso sito.
Il professionista di internet marketing e il SEO

Per esperienza personale, penso che viviamo ancora in un tempo in cui la persona che sviluppa o mantiene un sito ha bisogno di tener presente il motore di ricerca. Questo perchè il codice ottimizzato per il motore di ricerca è ancora un elemento fortemente determinante per il posizionamento nella SERP.
Prendete per esempio le immagini. Con la ricerca mista di Google, dove le immagini i video e il contenuto compaiono nella stessa SERP, le immagini hanno un posizionamento migliore se il nome dell’immagine è descrittivo e ognuna delle sue parole è separata da un trattino. Questo perché anche se Google sta investendo in una tecnologia di analisi delle immagini ancora non è in grado di capire il contenuto di un’immagine. Così si rifà al nome file dell’immagine così come agli attributi alt e titolo. Di questi 3, solo il titolo è visibile all’utente umano (e solo all’hover sull’immagine). Il nome file dell’immagine può essere visto solo se l’immagine viene salvata o se l’utente ne ispeziona il codice. Dall’altra parte, l’attributo alt dell’immagine è visto solo se l’immagine è mancante o se l’utente fa uso di un software per la lettura dello schermo. Così, da questo semplice esempio, si può vedere come di 3 fattori di posizionamento per i motori di ricerca, solo uno si sovrappone al miglioramento della user experience (o 2 se l’utente usa una tecnologia di lettura dello schermo).
Il professionista di internet marketing e l’Usabilità
Mi piace definire il rapporto tra usabilità e SEO come parti complementari di una stessa natura. Un buon SEO è ciò che porterà visitatori al vostro sito ma alla fine è una buona user experience che li farà rimanere lì.
Il professionista di internet marketing dei giorni nostri deve comprendere l’usabilità. Perché? Perché l’usabilità non è altro che rendere facile per gli utenti raggiungere i propri obiettivi quando utilizzano un sito. Molto spesso gli obiettivi degli utenti e quelli della società che il professionista di internet marketing rappresenta sono molto simili. Facciamo un semplice esempio. Supponiamo che il professionista di internet marketing sia assunto da una compagnia aerea. L’obiettivo principale del sito della compagnia aerea è di ottenere prenotazioni online. L’obiettivo secondario certamente è fornire informazioni sulla compagnia aerea, i dettagli dei voli ecc.. Concentriamoci sull’obiettivo principale. L’utente che si servirà del sito della compagnia lo userà principalmente per prenotare i voli. Perciò il grado in cui il sito è ritenuto usabile è basato su quanto prenotare un volo per un utente sia facile, intuitivo e piacevole.
E’ quindi molto chiaro che usabilità e marketing hanno in comune le basi - entrambi esistono per soddisfare le esigenze degli utenti. Il terzo elemento nell’equazione è l’interfaccia utente. Questo è ciò che tiene insieme tutto. SEO, dall’altra parte è ciò che prima di tutto porta gli utenti. E’ ciò che fa sì che il sito venga trovato.
Diventare professionista dell’internet marketing migliore

Da dove dovrebbe cominciare uno? Mi piace sempre la prospettiva tradizionale e consiglio un buon libro introduttivo dato che questo dà una buona visione d’insieme dell’area d’interesse ed è ideale per porre delle solide basi su cui costruire ulteriore conoscenza. Cio sono ovviamente molti buoni libri sia per l’usabilità sia per il SEO.
Per l’usabilità consiglio il libro di Steve Krug “Don’t make me think: un approccio di buon senso all’usabilità web” e quello di Jacob Nielsen “Prioritizing Web Usability”.
La cosa successiva è tenersi aggiornati nel settore e il modo migliore di farlo è attraverso i blog e i social media. Cio sono diversi esperti di usabilità su Twitter come Jared Spool, Nick Finck, Craig Tomlin, Jan Jursa, e il Gruppo Nielsen Norman tra gli altri. Io stesso sono particolarmente attivo su Twitter (occhiolino). Un altra tecnica che mi piace usare su Twitter è l’utilizzo di TweetDeck e consiste nel creare colonne che filtrano i tweet per hashtag come #usability, #ux e così via.
Ci sono ovviamente i gruppi di Linkedin come UIDG - User Interface Designer Group, UEXdesign - User EXperience Design, UsabilityMatters.org tra gli altri.
In un certo senso, tutto questo si riduce alle preferenze di apprendimento dei singoli nel senso che mentre molte persone preferiscono un approccio accademico allo studio, altri preferiscono un approccio più pratico. Per i formali, un’abbonamento a riviste accademiche come ACM o IEEE è la cosa più raccomandata. Dall’altra parte chi è più orientato all’approccio pratico sceglierà di leggere esempi di casi reali. Cos’ i blog come Smashing Magazine e Usabilla Blog saranno più adatti per aiutarli a tuffarsi nella usabilità.
Per quel che riguarda il SEO, di nuovo ci sono libri eccellenti ma i due libri che consiglierei e che sono per chi comincia ora sono “The art of SEO” e “Search Engine Optimization (SEO) Secrets”.
Per quanto riguarda i blog di SEO raccomando sicuramente SEOMoz, SearchEngineWatch e SearchEngineLand, Mentre i motori di ricerca hanno i loro blog ufficiali (Google, Bing), vi consiglio di tener d’occhio anche i blog “ufficiosi” di chi lavora per loro - il più degno di nota il capo del web spam di Google Matt Cutts.
Anche aree di discussione come Quora e ExpertsExchange sono un modo ideale di seguire gli sviluppi, i temi caldi, e identificare persone influenti sia per il SEO sia per l’usabilità.
La pratica è alla fine ciò che rende il tutto perfetto. Se non state lavorando, allora lavorate molto vicini alle persone o alle agenzie che ci lavorano. Un parola di avviso. Preparatevi alle contraddizioni. SEO è prima di tutto territorio di Google che alla fine detiene l’algoritmo che definisce l’ordine di posizionamento dei risultati di ricerca. Mentre Google e alcuni dei suoi lavoratori di spicco danno indicazioni su quali siano le cose migliori da fare, questi spesso rispondono in maniera ambigua. Così, molte delle informazioni che sono disponibili o sono soggettive o sono confermate da dati sperimentali.
In qualche misura, succede lo stesso per l’usabilità. Mentre molta teoria era disponibile molto prima dell’avvento di internet, rimane ancora molto nel campo dei dati sperimentali. Come per il campo del SEO, ci sono alcune persone determinanti nel settore, come Jakob Nielsen e Jared Spool. Mentre la maggior parte delle informazioni sono disponibili con buone intenzioni, uno deve sempre leggere tutto in maniera oggettiva. Molti professionisti di usabilità guadagnano da progetti di consulenza e mentre alcuni forniscono informazioni per restituire qualcosa alla comunità altri forniscono informazioni come base per stabilire la loro autorità e attirare lavori di consulenza.
Conclusione
L’avvertimento che ho dato riguardo agli altri esperti nel campo dell’usabilità e del SEO si applica anche nel mio caso. Ciò che avete appena letto è la mia visione sull’argomento. E’ vero che è supportata dagli studi che ho fatto e da un numero di anni passati a fare consulenze nei settori dell’internet marketing e dell’usabilità. Comunque rimane basata sulla mia opinione personale. Tuttavia, spero di avervi dato alcuni idee utili su come tuffarvi e eccellere nel settore dinamico della professione dell’internet marketing ai giorni nostri.
Justin Mifsud
sono UI deisgner e consulente UX di giorno e blogger di notte. Possiedo e gestisco questo blog, Usability Geek, dove predico sull’importanza di fare del web un posto usabile e, ancora più importante, come farlo. Ah sì, mi piace Twittare anche!
Fonte: usabilitygeek.com
Come mantenere il testo pulito
tradotto dall’articolo originale di Carrie Cousins
Non c’è niente più importante della leggibilità quando si parla del testo del tuo sito.
Assolutamente niente.
Se non riesci a leggere le parole, allora cosa stai facendo di buono? Chi riceve il tuo messaggio?
Tanto importante quanto le parole stesse è il design del testo - dai font, ai trattini di unione, a come il tutto è organizzato sullo schermo. Parte del design include anche le parole stesse, il modo in cui componi le “parole grandi” sul sito può anch’esso fare la differenza.
Scelta dei font
Ci sono talmente tanti font tra cui scegliere. Può diventare una cosa più grande di noi.
Non lasciamo che succeda. La cosa migliore da fare nel caso della leggibilità è farla semplice.
Scegli uno o due caratteri per il sito. Un buon punto di partenza è un font per il corpo del testo principale e un altro per le parole grandi, come le intestazioni, banner e testi d’impatto. Usare un font diverso per ogni elemento distrae, confonde e li rende difficili da leggere.
Comincia da un font sans serif per il testo del corpo centrale. I sans serif sono i più facili per l’occhio nel caso della lettura a video e tendenzialmente funzionano bene anche a piccole dimensioni. I font serif possono cominciare a “andare insieme” o perdere le grazie a seconda della dimensione del font, della risoluzione dello schermo e anche il contrasto di colore tra il testo e lo sfondo.

Tenete a mente che il corpo del testo sarà la cosa più letta su sito e deve essere facile da digerire sugli schermi di computer, tablet o dispositivi mobile. Va bene usare differenti stili di questo carattere nel testo, ma non impazziteci. Grassetto o corsivo sono ottimi per enfatizzare qualcosa, ma grandi porzioni di testo in questo stile possono risultare difficili da leggere.
Se avete bisogno di aiuto nella selezione del font provate ad accoppiarli con strumenti online come Google Web Fonts o Typecast.

Trattini di separazione
I trattini di separazione sono il male. Sono brutti. Sono inefficaci e confondenti. (E questi problemi si ingrandiscono tra piattaforme diverse).

Statene alla larga.
Nel caso vi serva un ripasso, il trattino di separazione è quando una parola viene divisa alla fine di un rigo, facendo sì che una parte della parola appaia alla fine del rigo e il resto di essa appaia all’inizio del successivo. L’utilizzo del trattino è praticamente passato completamente di moda nel web design, ma lo si può ancora incontrare di tanto in tanto. (E’ usato regolarmente nelle pubblicazioni stampate, come i quotidiani)
Il pensiero dietro l’uso del trattino era di permettere al testo di avere una spaziatura corretta (e uniforme) tra le righe. Quando si lavora con il testo giustificato, si può incappare in strane spaziature quando si rimuove il trattino.
I trattini che rompono le parole, tuttavia, possono rendere il testo difficile da leggere. Leggere con un trattino può far inceppare la lettura o portare a mal interpretare una parola. L’uso dei trattini può anche involontariamente cambiare l’enfasi di una certa parola e il suo impatto sul resto del testo. In modo subconscio un trattino dice al lettore che la parola è un po’ meno importate di altre parole che sono rese intere.
Tenete il trattino solo per le parole che ne hanno bisogno, come per gli aggettivi qualificativi, e non per spezzare le righe. Il testo risulterà più pulito e più professionale e avrà una leggibilità migliore senza tutti quei fastidiosi trattini alla fine delle righe.

Giustificato
Come per il trattino di separazione, il giustificato pieno è fuori moda nel web design, anche se è ancora comunemente usato nella carta stampata.

Il carattere che usa l’aggiustamento pieno completa ogni linea dal margine sinistro al margine destro completamente così che ogni linea ha la stessa larghezza. L’uso della giustificazione piena crea (e chiude) gli spazi tra le parole così che la spaziatura non è più distribuita. L0utilizzo di questo tipo di allineamento può andare bene per alcuni siti web, ma non è sempre l’opzione visivamente più bella. Guardate come il testo si divide e provare a leggerlo un paio di volte per misurare se la giustificazione piena è un’opzione plausibile.
Ci sono altri tipi di “giustificazione” o anche di allineamento del testo. Si può impostare il testo così che si allinei al margine sinistro, a quello destro o al centro.
Per i siti di lingua inglese, la giustificazione a sinistra è la cosa più comune. Il testo si allinea al margine sinistro e ha il bordo destro frastagliato. La sensazione è piacevole e facile da leggere. Siccome questa tecnica è molto comune, molti lettori non noteranno neanche la configurazione del testo. Questa è l’opzione migliore quando si lavora con grossi blocchi di testo.

L’allineamento a destra è un’altra opzione ma non funziona così bene per i pezzi di testo. con il testo allineato al margine destro e frastagliato a sinistra, i punti di inizio e di fine sono posizionati in maniera strana sullo schermo. L’ordine naturale di lettura è invertito e solo il pensiero di leggere il testo in questo modo (specialmente per grandi quantità) può essere fastidioso per il lettore. Tenete l’allineamento a destra per piccoli annunci se volete incorporarlo nel vostro schema di design.

Il testo centrato è uno strumento abbastanza comune anche se questo non è consigliabile quando ci sono grandi porzioni di testo. (Garantito che lo troverete usato in questa maniera in tutto il web.) Gli svantaggi dell’allineamento centrale sono molto simili a quelli del testo allineato a destra - non ha un inizio e una fine “naturali” e può sembrare strano sulla pagina. Il testo con allineamento centrale può sembrare in qualche modo formale (perchè spesso viene usato per cose come gli inviti) e dovrebbe essere riservato a piccole porzioni di testo dove è importante porre enfasi. Non è una buona scelta per pezzi lunghi.
Altri tipi di effetti
Bordi o contorni
Da usare con moderazione in testi lunghi come punti di enfasi ma da evitare in testi brevi.
Barrato o sottolineato
Entrambi sono usati comunemente - il barrato come nota per qualcosa che non è più valida e la sottolineatura per dare enfasi. Continuate ad usare questi strumenti ma utilizzateli con parsimonia. Entrambi vanno bene per piccoli pezzi di testo ma causano terribili problemi di lettura se riguardano più di poche parole.

Inclinazioni e distorsioni
Sono fantastiche quando si usa la tipografia come una forma d’arte. Non sono così efficaci quando si tratta di trasmettere un messaggio. Bisognerebbe evitare la manipolazione del corpo del testo principale.
Colore

L’utilizzo del colore può essere un ottimo strumento per dare enfasi ad una singola parola in un blocco di testo. (Le combinazioni di colore più comuni e visivamente belle dei blocchi di testo sono il nero o il grigio scuro sul bianco o il bianco su sfondo nero.) Puntate a colori che abbiano un forte contrasto con lo sfondo così che siano facili da vedere e da leggere. Colori super-luminosi (pensate al giallo o al fuchsia) possono essere difficili da leggere a meno che non siano utilizzati con un font grande e spesso. Si può pensare al grassetto combinato con il testo colorato per aggiungere altra enfasi, ma riservate questa tecnica per un numero limitato di parole.
Mantenere pulito il testo grande
Anche se il trattino può essere considerato un elemento da preferire nel corpo del testo, dovrebbe essere sempre evitato nei caratteri grandi. Giustificazioni del testo semplici sono un must; il testo allineato a sinitra, o al centro sono le scelte migliori.
Le intestazioni, i banner, gli annunci e altri caratteri grandi o altri accessori devono essere di facile lettura. Non solo queste parole vengono usate per la navigazione, devono anche essere lette per far sì che le persone si spostino tra il contenuto del vostro sito.
I trattini sono dei blocchi che fanno inciampare.
Allineamenti strani non aiutano la navigazione.
Ci sono anche alcune altre cose a cui pensare quando si progetta il design per i caratteri grandi.
Pensate alla dimensione del carattere in proporzione al corpo del testo. Le intestazioni e le testate che sono significativamente più grandi e marcate parleranno più forte ai lettori, mentre le più piccole, sottili accessorie sussurreranno.

Il contrasto è la cosa più importante per le parole grandi. Quando si scelgono i font, sceglietene uno per il testo accessoria che non sia troppo simile a quello del corpo del testo. Prendete in considerazione un font serif, tenendo a mente che i serif funzionano meglio a dimensioni grandi così che le terminazioni e i dettagli di ogni lettera non si perda tra i pixel. U’altra opzione è scegliere un colore che stabilisca uno stile diverso e una gerarchia per il testo accessorio.

Pensate anche allo spazio attorno alle grandi parole. Assicuratevi che le parole grandi stiano accanto al testo che descrivono. Aggiungete spazio in più sopra ogni header o intestazione e condensate lo spazio tra essa e il testo.
Scrivete perché si adatti
Alla fine pensate alla forma.
Guardate come il testo si allinea una volta che avete scritto il testo per le parole grandi. Riempie la riga? Quante righe?
Visivamente sceglierete header che hanno un look coerente. Questo si applica sia allo stile del carattere sia alla lunghezza delle parole. Evitate elementi che completino una riga completamente e solo metà della riga successiva. Pensate al testo accessorio come a piccoli rettangoli; dovete ottenere che tutto stia nella cornice senza lasciare spazi bianchi.

Create uno stile per i titoli, sia che sia un’intestazione semplice contenente solo poche parole o un pensiero completo di due righe sopra ogni sezione di testo. Considerate il tipo di titolo che userete parte di questo stile - porrà una domanda, sarà un’affermazione, dirà ai lettori cosa fare, mostrerà come farlo o sarà più indiretta e gentile con le parole e la formulazione?
Cercate di scrivere le intestazioni e i titoli che siano lunghi solo una riga (al massimo due), usate parole attive.

Questo può essere difficile da fare e state attenti ai tranelli. Non prendete un dizionario dei sinonimi e sostituite le parole lunghe con quelle corte solo per far sì che si stiano. (Correrete il rischio di usare la parola sbagliata o di usare un termine di cui i vostri lettori magari non conoscono il significato.) Pensate colloquialmente quando scrivete. Componete le parole e poi rivedetele (tagliatele o aggiungetene) così da mantenere l’integrità di ciò che volete esprimere e da produrre un testo pulito e facile da leggere.
Conclusioni
Il testo pulito è un po’ più che un font semplice e i trattini. E’ scrivere un testo che abbia senso e presentarlo in maniera leggibile.
Pensate al vostro pubblico quando lo componete. Userete una tecnica e uno stile diversi quando scrivete un post per un blog su idee per il matrimoni (uno stile tradizionale e femminile) piuttosto che scrivere un post sui tatuaggi (probabilmente più tagliente e cupo). Il vostro pubblico ha un impatto su ciò che è visivo, e dovrebbe averlo anche sul testo.
Ma ancora più importante, pensate a come tutto viene messo insieme. Tagliate via tutto il resto del design del sito, lasciate indietro solo il testo. E’ facile da leggere? E’ necessario ingrandirlo o ridurlo? Vi fa strizzare gli occhi guardare lo schermo? Queste sono le vere domande a cui dovete rispondere perchè alla fine della fiera, la leggibilità è la cosa più importante.
Quale testo trovate difficile da leggere online? Quali tecniche usate per far sì che il vostro testo risulti leggibile? Fatemelo sapere nei commenti.
Carrie Cousins è una scrittrice freelance con più di 10 anni di esperienza nel settore della comunicazione, compreso scrivere per pubblicazioni stampate e online, e design e editing. Potete mettervi in contatto con Carrie su Twitter @carriecousins
Fonte: webdesignerdepot.com
Ottimizzare la leggibilità
tradotto dall’articolo originale di Dmitry Fadeyev
Dopo uno dei miei ultimi post, ecco un altro consiglio per migliorare la leggibilità di un testo, questa volta usando una proprietà CSS piuttosto che evitarne una: applicate la seguente dichiarazione CSS alle vostre intestazioni e corpo del testo:
text-rendering: optimizeLegibility;
text-rendering non fa parte delle spec del CSS (comunque è parte delle spec del SVG), ma i browser Gecko e Webkit lo fanno funzionare per il contenuto HTML. MDN ha una descrizione dettagliata di ciò che fa, oltre che alle varie opzioni.
In pratica, mettere il valore “optimizeLegibility” per la proprietà “text-rendering” permette di abilitare cose come le legature e un kerning più accurato (lo spazio tra le lettere), che, come implica il nome stesso, porta ad una migliore leggibilità e in generale ad un aspetto migliore del testo dato che gli spazi non necessari sono eliminati dove possibile. Qui c’è un’illustrazione per mostrare che differenza fa:

La prima riga mostra la modalità di rendering del testo di default ottimizzato per la velocità, che è l’impostazione di default, e la seconda riga mostra lo stesso testo con “optimizeLegibility” abilitato. Ho messo in sovraimpressione al testo delle linee blu chiare per evidenziare le aree coinvolte.
Si può vedere come la modalità di default conosce solo il dato della larghezza totale della lettera, e non tiene in considerazione i casi in cui due lettere possono essere avvicinate l’una all’altra, come la combinazione della lettera minuscola “e” che segue la “T” maiuscola. La modalità “optimizeLegibility” tiene conto di questo e serra il testo un pochino eliminando casi simili di spazio sprecato. Questo è particolarmente utile nelle intestazioni, ma fa la differenza anche nel corpo del testo.
Non ho notato alcuna differenza sensibile in velocità tra le due modalità, anche se ci sono alcuni casi in cui è meglio evitare di usare questa modalità. Ho notato che spesso usarlo con la spaziatura di caratteri maiuscoli, spesso usati per le intestazioni, spesso produce spaziature irregolari dei caratteri, quindi probabilmente è saggio assicurasi di testare tutto ciò a cui si ha intenzione di applicarlo piuttosto che applicarlo a tutto il sito.
